Urka (2002)

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Recensione JazzIT
Una conferma arriva da dal piemontese Luigi Martinale, pianista dal tocco misuratissimo e compositore dalla vena sapida. "Urka" conferma quanto di buono era già emerso nelle registrazioni precedenti, e si pone come una pietra angolare dei mezzi espressivi del leader.
Affiancato da un gruppo di livello (Fabrizio Bosso, Nicola Muresu, contrabbasso e Alessandro Minetto, batteria) Martinale indaga in molteplici direzioni: la mazurka sbilenca della title track, i deliziosi giochi di parole e di note ( Yes I Have altro non è che la risposta- anche musicale- alla domanda posta dal celebre standard Have You Met Miss Jones), le dediche più o meno nascoste (News From The Pier, dedicata, naturalmente, a Enrico Pieranunzi), le sperimentazioni ritmiche, come il 7/4 di Crooked Blues.
Insomma un disco bello e convincente, firmato da un pianista che non deve chiedere più nulla.
Vincenzo Martorella - Jazzit, marzo-aprile 2003
Recensione Musica Jazz
Ecco un disco (il secondo del quartetto, dopo "Eyes And Stripes" sempre per la DDQ) che grazie a superbi interpreti testimonia la possibilità di produrre eccellente musica originale, a volte entusiasmante, anche rifacendosi a schemi considerati da diverse parti non più in grado di produrre jazz "attuale".
E' l'ennesima prova di una "via italiana" al modern mainstream, con la cantabilità larga ad angoli smussati e la coloritura armonica calda e umorale. Il suono pieno e avvolgente di Martinale è complementare a quello più puntuto e affilato di Bosso,entrambi sostenuti da una ritmica (Muresu e Minetto) attenta a ogni sfumatura,che si riempie di sottigliezze pur mantenendo i tempi robusti e swinganti.
Martinale esprime un linguaggio solistico chiaro e meditato, dalle architetture logiche e consequenziali,evitando le spigolosità dei modelli bop probabilmente in conseguenza degli studi classico-accademici, oltre che per impronta caratteriale. Bosso è più spericolato nell'invenzione (ma pure lui ha ben prefigurato in ogni momento nella testa ciò che deve fare) sulla falsa riga dei vari Blue Mitchell, Lee Morgan, Freddie Hubbard (e Cootie Williams e Clark Terry in Back To The Roots), con una tecnica formidabile che non prevarica per eccesso di automatismi le molte idee. Martinale si distingue anche come compositore, creando atmosfere armoniche tese senza rinunciare alla tonda levigatezza di temi danzanti che hanno sempre il dono della piccola novità e della grande piacevolezza.
Aldo Gianolio - Musica Jazz, luglio 2003
Recensione Il Foglio
Altro disco che il colonnista ha tenuto negli scaffali per mesi, probabilmente a causa dell'orribile copertina. Poi, letto che alla tromba c'è Fabrizio Bosso, gli è stata data una chance. Urka, che bello. E quanto è bravo Luigi Martinale. Melodia, solo melodia. Finalmente.
Il Foglio, 4 ottobre 2003
Recensione Jazz Italia
Secondo lavoro discografico per il Luigi Martinale Quartet, formazione costituita da quanto di più fresco e promettente si trovi attualmente nel panorama jazzistico nazionale. Dopo il celebrato esordio discografico con Eyes and Stripes, Luigi Martinale presenta adesso Urka, avvalendosi ancora del valido supporto di Nicola Muresu al basso ed Alessandro Minetto alla batteria, e confermando gli alti livelli di simbiosi artistica che il suo raffinato senso estetico di compositore riesce a raggiungere in combinazione con l’eclettica sensibilità espressiva di Fabrizio Bosso. Non a caso, sebbene a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, entrambi hanno riscontrato il plauso degli addetti ai lavori spiccando ai vertici della classifica come Miglior Nuovo Talento nel referendum indetto dalla rivista Musica Jazz.
In questo nuovo set di brani originali, perfettamente all’altezza delle attese che il primo aveva alimentato, il pianista piemontese rivela quasi una doppia personalità, una duplice anima: una lirica e trasognante, sottolineata dal suono discreto del flicorno di Bosso, l’altra più umoristica e sbarazzina, alla quale in genere corrisponde, anche qui perfettamente, la sonorità più squillante e chiacchiericcia della tromba.
Senza pretendere d’esser esaustivi nell’esplorazione della sequenza dei pezzi, l’attenzione dell’ascoltatore viene immediatamente catturata dall’accattivante motivo d’apertura da cui trae titolo l’intero CD, nel quale, dopo un incipit intimo, di maniera quasi classica, introdotto dal piano di Martinale, si svolge una figura in tre movimenti dove il tempo di mazurka stempera l’iniziale malinconia, su cui stacca vivida e calda la tromba di Fabrizio Bosso, le cui soluzioni improvvisative si intrecciano in modo brillante a quelle del piano.
E se è vero che anche il dichiarato omaggio al pianista Pieranunzi, News From The Pier, è un valzer, si può allora pacificamente affermare che Martinale sulle cadenze in tre quarti si trovi perfettamente a suo agio, sia come artigiano melodista che come tessitore di sottili trame d’estemporaneità.
Dalle sue composizioni traspare a volte un’espressività immaginifica, come nel secondo brano, quasi estrapolazione da una colonna sonora, tanto che nella notazione narrativa dell’assolo del flicorno sembra di scorrere con gli occhi le parole di una lettera, per poi accorgersi dal booklet che il pezzo si intitola Unexpected news.
Assolutamente da gustare Yes, I Have, in entrambe le sue versioni, di proposito collocate diametralmente opposte l’una all’altra, trattandosi infatti di due brani totalmente differenti: prima un garbato swing in cui Martinale trasfonde tutta l’eleganza del suo tocco, esaltato dalla nitida precisione delle note di Bosso, questa volta alla tromba, e forse più disinvolto nei tempi celeri. Tanto in sottofondo che nelle misure a lui riservate, tra un riff di piano ed un intervento di tromba affiora anche un pregiato timing del rullante di Sandro Minetto. Poi, l’agile andamento swingato nella reprise alla decima traccia si trasforma in un travolgente fast sospinto da una maggiore velocità metronomica, sulla quale la vena ironica dell’autore infonde un’impronta quasi bop: è su questo che Bosso scioglie i suoi pistoni in articolati fraseggi, come pure Martinale pare voler far sfogare le sue dita nel tempo più martellante del brano, cosicché i loro interventi alternati sembrano un subliminale invito a cercare una loro esibizione dal vivo.
Ad un blues inserito a centro album per scaricare l’attenzione dell’ascoltatore, Crooked Blues, così diretto che solo l’orecchio addestrato si accorge che viaggia su un 7/4 latino, segue Open Spaces, una ballad che rimarca la capacità evocativa delle composizioni più lente di Martinale, cui la suggestiva voce del flicorno di Bosso riesce a conferire il giusto timbro interpretativo, toccando corde ancora interiori, accarezzandole senza mai tuttavia scuoterle.
Il brano We Need a Medium sviluppa un tema principale immediato nella sua semplicità, tanto da restare così facilmente in mente che si finisce quasi per fischiettarlo. Di fine perspicacia creativa il finale ad insistere su una minimale linea melodica ciclicamente modulata per tutto il giro delle quattro tonalità coinvolte dal pezzo.
Giunge quasi alla fine quello che definiremmo il brano più delicato dell’intero album, Nothng Is Wrong, una romantica slow bossa in cui sono da evidenziare l’ottimo lavoro di spazzole di Sandro Minetto e la robusta voce del contrabbasso di Nicola Muresu, che con il suo recitato ripercorre egregiamente la tessitura melodica del pezzo, così come molto scavata è anche la rilettura che nel suo assolo ne dà lo stesso Martinale.
Echi anni ’30 con uno stride per quartetto in Back to the roots, un ritorno alle radici molto divertente nel simulare l’incerto e saltellante scorrere della puntina sul solco di un vecchio vinile, giusto per chiudere con una ennesima nota di spirito. E dato lo spiccato sense of humour del leader, non poteva mancare un’ultima trovata: una traccia fantasma di quattro secondi ad un ritmo a dir poco… bruciante.
Un CD vario ma coerente, ben strutturato nella presentazione dei brani, che scivola tranquillo dentro il suo lettore e accompagna chi lo ascolta per la prima volta a conoscere le potenzialità, in atto e in fatto, di un giovane quartetto di cui certamente si sentirà parlare molto negli anni a venire, tanto per le capacità e la maestria tecnica dei singoli membri, quanto per la pregiata vena compositiva di chi idealmente li guida.
C’è da auspicare che Bosso, il quale in tante formazioni ha militato, abbia in questa finalmente trovato la propria dimensione e, come pare, il giusto affiatamento, sì da regalare ancora altre realizzazioni affidandosi alle sopraffine partiture di Martinale.
Infine, per apprezzare fino in fondo la fine arguzia del giovane compositore, invitiamo a non mancare di consultare le simpatiche note di copertina, esplicative tanto dei titoli che del progetto musicale.
Antonio Terzo - www.jazzitalia.net

LABEL: DDQ
ARTIST : LUIGI MARTINALE QUARTET
TITLE : URKA

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LINEUP:
Luigi Martinale (p)
Fabrizio Bosso (tp, flh)
Nicola Muresu (b)
Alessandro Minetto (ds)

TRACK LIST:
1. Urka
2. Unexpected News
3. Yes I Have
4. News From The Pier
5. Crooked Blues
6. Open Space
7. The Ring
8. We Need A Medium
9. Changing Pictures
10. Yes I Have (Take 2)
11. Nothing Is Wrong
12. Back To The Roots
All music composed by Luigi Martinale

Liner note

What intrigued me upon hearing Luigi Martinale's first recording, with his "Jazzinaria " quartet, was how seamlessly he wove the strains of a deeply romantic Italian penchant for melody into the vast rhythmic and harmonic idioms of the jazz vernacular. This was evident on his DDQ (Dischi della Quercia, or "Oak Records") trio recording "Sweet Marta", with bassist Drew Gress, and drummer Paolo Franciscone. And it is all over the place on his two latest quartet recordings on the DDQ label - with trumpeter extraordinaire Fabrizio Bosso, bassist Nicola Muresu, and drummer Alessandro Minetto - the second of which you are now listening to; or about to. Well, I think it can safely be said that if you have a thing for melody, you will find much to admire in Martinale's music. On the other hand, if you don't have a thing for melody (and how can one not have a thing for melody, even a slight, or misguided, or assumed one ?), then an unabashed melodist like Martinale might help you sort things out on the matter; for better or for worse.
This new recording is a confirmation of the virtues evident on the quartet's first record, "Eyes and Stripes": balanced compositions, well thought out ordering of songs, calm control in the exposition of theme and in the solos, and a sense of effortlessness in navigating sophisticated harmonic contours. This is a group that knows how to take its time with a song, and how to tune the calibrations of improvisation to the larger concern of form and structure. It also knows how to turn up the flame, and burn.
"Urka" is an Italian interjection derived from a cleaning up of the word "porca" (pig), the main ingredient in a number of blasphemous, or simply impolite, expressions; something like the English "zounds" or "heck". It is an expression of surprise and found its way to title status, as Martinale explains, because: "This was the word to that came out of my mouth when I finished writing this song. I just naturally said 'Urka, this is a mazurka'." And a mazurka it is, with its strong rhythmic accents, and danceable andante. Muresu and Minetto really keep the candle lit under this one while Bosso burns. Martinale cools things off, bringing the flame down before the band takes the song out.
"Unexpected News" is a beautiful example of Martinale's approach to melody and melodic color. As with Verdi's melodies, one of the characteristic responses a listener experiences is a spontaneous ability to follow the melodic line as it unfolds: as natural as breathing.
"Yes I Have" is typical of Martinale's playful attitude towards titles. "At times," he says, "finding the right title is more difficult than writing the song." On the quartet's previous recording, the song "Hot Love" was intended as a grammatical and musical answer to "What Is This Thing Called Love ?", and as a nod to Tadd Dameron's rewriting of that song with "Hot House". So, a double play on words. "Yes I Have" is an answer to the question posed by Lorenz Hart's lyric "Have You Met Miss Jones ?". Fabrizio Bosso's fireball trumpet playing prompted a second version, taken at a nearly inhuman tempo (though following the same form, it shaves more than a minute and a half off the first take). Bosso's uncanny ability to merge head and heart in his playing have made him one of the most sought-after trumpeters in Italy. If you've never heard him before, this is as good an introduction to his talents as you could hope for.
"News From The Pier" is another playful title, and contains a hidden dedication to the music of pianist Enrico Pieranunzi. In Italian, the word "nunzio" denotes a messenger, a carrier of news or information. It derives from the Latin "nuntium", or "news". The same Latin root is found in the English verb "announce", and the Italian verb "annunziare". What we have here is, in Martinale's words, "News from Pier, musical announcements from a pianist I admire immensely". This song was included on Martinale's trio recording "Sweet Marta", and done here with the quartet it recalls the sound of Art Lande's "Rubisa Patrol", and Kenny Wheeler's "Gnu High" in the way it indulges unfolding atmospheres in the melody and harmonic moorings.
"Crooked Blues" is in 7/4, and has a delightfully bouncy gait. The melody and its resolutions ring of Horace Silver, and Bosso's solo indicates that he has studied and absorbed the legacy of the great, and undervalued, Blue Mitchell (listen to the evenness of tone, and the attention to timbre). Martinale's solo pushes the bar lines around as he testifies to the tradition. This is the kind of tune you find yourself whistling in the shower, or humming as you walk down the street.
"Open Space" is a ballad offered as homage to the mountainous region of Martinale's native Piemonte. As often happens with his songs, "Open Spaces" goes right where you expect it to go, when you expect it.
"The Ring" demonstrates how well Martinale and Bosso complement each other, both as melodists and as soloists. The song's stepped lines have a curiously refractive geometry, belying the perfect geometrical form of the circle. This piece is short, sweet, and to the point: a good example of how to be simple while avoiding simple-mindedness.
While we're on the subject of simplicity, Martinale told me that "We Need a Medium" came about because "We realized that we didn't have a medium bounce on the recording; so I wrote one". Doesn't get much simpler than that. Bosso has always had the good fortune to play and record with exceptional pianists (Guido Manusardi, Stefano Bollani, Salvatore Bonafede), and that lucky string is continued here. Martinale's empathetic accompaniment brings out the best in Bosso, and Bosso's solo here is one his best of the session: searing, propulsive, and seemingly inevitable. The leader's time feel, alternately loose and tight, is at the center of both his accompaniment and solo. A fantastic tune.
"Changing Pictures" is one of this writer's favorite Martinale compositions, and not just on this recording. Its buoyant line and crafty harmonic changes have something of a bossa nova sun and splendor about them that have little to do with Minetto's rhythms. Bosso's solo makes so much sense, even in its loquacity, that you will find yourself going back to it time and again.
Boston singer Amanda Carr gave "Nothing is Wrong" its title when she included it on one of her recordings. There is a wistfulness here that … well, … wistfully calls out for a lyric. Martinale's romanticism is given ample room to strut its forlorn and tormented stuff, and his solo here is graceful under an imagined fire.
"Back to the Roots" is Martinale's irreverently loving and ironic take on "the roots of jazz, stride piano, the 1930s, et al., filtered through us. Not having lived and breathed the atmosphere of those times, we've had to try and capture them on old recordings. The problem is that, after so many spins on the turntable, the records start to skip, playing jokes on the ear." While the joke is on those of us who know what a turntable is, the song's playfulness will not be lost on even the youngest member of the CD generation. Martinale joyously plonks along in search of the mythical "Fats 'n Fatha", while Bosso tears up, and through, a solo that recalls the zeitgeist of Pops, Roy Eldridge, Charlie Shavers, and Buck Clayton, among others. The trumpeter's time feel, and sober slurring of line, are so infectiously exuberant that you will find yourself shaking your head as the "Ghost Track" sneaks up on you. A great finish to a wonderful recording.
Warren Blumberg - Palermo, Sicily 2002